Stile maschile: è da un po’ che ci penso!
E, dopo il recente Festival di Sanremo, i miei ragionamenti si sono fatti più intensi e, alla fine, più chiari.
Partiamo dall’inizio.
Nella metà dell’Ottocento gli uomini avevano deciso di abbandonare la moda o meglio le sperimentazioni sulla moda, abbracciando uno stile sempre uguale fatto di regole e indicazioni.
Si era trattato di una reazione rispetto alla moda del Settecento, periodo in cui anche gli uomini indulgevano in dettagli pomposi e colori leziosi, con lo scopo di far notare le proprie scelte di stile e dimostrare la loro posizione sociale ed economica.

Quindi cosa avevano iniziato ad indossare gli uomini?
Il classico completo composto da giacca, pantaloni, camicia e cravatta. Il tutto regolamentato nei tagli e nei dettagli, perché ci si attenesse ad un risultato ideale e conformato.
“Se un uomo viene notato per quello che indossa, allora c’è qualcosa che non va nel suo abbigliamento. L’uomo elegante è un uomo che ha tutto giusto (nelle forme, nel taglio e nei colori) e niente di più”, affermavano Beau Brummel e compagni.

Uno stile che, fino ad oggi, ha continuato ad essere considerato la scelta migliore per gli uomini nelle occasioni più formali e professionali.
E adesso?
Siamo ad un punto di svolta!
Negli ultimi tempi, infatti, la moda maschile ha registrato un cambio di passo.
In realtà, ad una rivoluzione dello stile maschile avevamo assistito già negli anni ’60 e ’70 del Novecento (come spiego qui e qui).
Quando gli uomini avevano cominciato ad attingere al guardaroba femminile in un gioco di contaminazioni, volto ad annullare differenze considerate in parte superate.
Non è un caso che, in quel periodo, i pantaloni maschili si fossero fatti più aderenti e, dunque, “demascolinizzanti”.

“È stato l’unico uomo con cui ho dormito che si truccava più di me!” era solita affermare nelle interviste Amanda Lear, parlando di David Bowie.

Lei, lui, lei…poco importava… ciò che contava era rappresentarsi ed esprimersi al 100%.
Anche indossando fantasie, fino a quel momento, considerate “da signora”, come l’animalier (ti spiego qui il perché, c’è lo zampino di Christian Dior).
Ecco Sid Vicious, bassista dei Sex Pistols, (band punk nata nel 1975 ad opera di Malcom McLaren con la collaborazione della sua allora fidanzata Vivienne Westwood) con un gilet animalier lasciato a pelle.

Poi, però, erano arrivati gli anni ’80 e gli uomini, intenzionati a vestire e a dimostrare il proprio potere, si erano rimessi la giacca e avevano imbottito pure le spalline al fine di “darsi possanza”.
Spalle ampie, completi rigorosamente di marca (a indicare il potere anche economico), sguardo fiero, atteggiamento strafottente e “faccia da schiaffi”: ecco la ricetta del successo ben rappresentata dal ricchissimo rampollo di buona famiglia Donald Trump che era icona, anche di stile, del periodo.

La moda cambia, la moda si modula, seguendo il sentire del mondo e delle persone.
Così, di nuovo, negli anni ’90 sono stati i giovani a fare la rivoluzione di costume e di stile (come era successo negli anni ’60).
Giovani che si erano allontani dallo stile da yuppie in carriera, abbracciando un abbigliamento “sporco” (era l’epoca del grunge che significa proprio “sporco”) fatto di maglioni over, jeans strappati, capelli lunghi e barbe incolte (tutte cose che Donald Trump non avrebbe mai tollerato).
In una parola i Nirvana:

Attenzione, però, perché lo stile maschile più elegante e formale, quello da mettere in ufficio e da preferire per le occasioni speciali (come per esempio i matrimoni), continuava ad essere rappresentato, però, dalla combinazione: giacca + pantaloni + camicia + cravatta.
Anche i Nirvana, in fondo, lo sapevano.

Certo David Bowie e Kurt Cobain non erano fan dello stile “da macho”.
Così come non può essere definito “macho” questo look proposto sulle passerelle in occasione delle ultime sfilate moda maschile Autunno Inverno 2025/2026 (proiettate, quindi, verso il futuro!)

Un completo marrone e in velluto, due elementi super in voga pure per la moda femminile (del marrone ti parlo anche qui).
O ancora questo outfit con t-shirt fiorata che, se noti, è molto simile allo stile anni ’70.

Uomini che prendono dal femminile e si contaminano, come era già successo in precedenza.
Dunque torniamo alla nostra domanda: cosa è cambiato adesso?
Andiamo di nuovo a Sanremo!
E andiamo da Achille Lauro vestito, non a caso, come David Bowie sul palco dell’Ariston nel 2020 (un look iconico di cui vi avevo scritto anche qui).

Cantante che, nell’edizione 2025 del Festival, ha abbracciato uno stile maschile più classico, facendo una sorta di passo indietro.

Ma è davvero così? Si è trattato di un passo indietro?
La risposta a questa domanda ce la offre Olly (al secolo Federico Olivieri), il vincitore del Festival di quest’anno.

Un “ragazzone” alto e muscoloso, che preferisce le maglie alle giacche perché non lo fanno sentire costretto e che ha affermato “ho deciso di ascoltare me stesso e di rinunciare all’Eurovision”.
Come era vestito Olly a Sanremo?
Ecco le parole di Mr Lollo, lo stylist a cui si è affidato Olly: “Abbiamo lavorato sulle sue ossessioni, come la maglieria. Abbiamo fatto un lavoro sottile che si muove più sulla linea dei fit e dei tagli dei capi, seguendo una silhouette che vede dei top cropped (e cioè corti in vita), pantaloni flare a palazzo con fondo largo. Per questo, abbiamo anche preso in prestito capi dall’armadio femminile, come t-shirt, canotte, cardigan, abbiamo anche riportato in auge il twin set”.
Il twin set è un capo della tradizione femminile più formale.
Forse lo hai anche tu un twin set grigio in armadio! Io sì e, da ragazza, l’ho abbinato sicuramente con i jeans, in un outfit del tutto simile a quello indossato da Olly.

Ci sono state molte polemiche in merito alla sua vittoria di Sanremo, nonostante Olly abbia un pubblico davvero corposo (di cui io non ero a conoscenza ma ho quarant’anni e non venti, d’altronde).
Un podio maschile che vergogna! È stato detto.
È indubbio (lo dicono i dati scientifici, non la percezione): le donne non hanno le stesse possibilità degli uomini e alle donne vengono lasciati meno spazio e meno luce.
Eppure le tre canzoni sul podio io le ho trovate tutte e tre interessanti (e non spesso mi è capitato di pensarlo a riguardo di chi ha trionfato all’Ariston) e anche molto adatte al momento attuale.
Questo è un periodo storico maschile, non c’è alcun dubbio.
È tornato Trump, è tornato il potere muscolare e dittatoriale, le grandi aziende fanno un passo indietro su temi come la diversità e l’inclusione.
Ma cosa si intende con maschile?
E, soprattutto, di quale maschile stiamo parlando?
Come sono davvero gli uomini di oggi e come sono quelli di domani?
Ragazzi che si ascoltano, che si mettono in dubbio e che ammettono “volevo essere un duro…e invece sono solo Lucio…”.

Anche su Lucio Corsi è stato detto tanto, compreso che la sua figura autentica e poco legata al sistema sia stata accettata dai maschi (“machi”) perché considerata innocua.
Ma sì, con la faccia dipinta di bianco, i vestiti “rimediati qua e là” e che usa ai concerti da anni (senza bisogno di stylist), le spalline ripiene di sacchetti di patatine perché “bisogna arrangiarsi” e poi Topo Gigio…insomma innocuo…

Ma innocuo per chi?
Per gli Olly o per i Trump?
E poi: è vero che Lucio Corsi “è stato tollerato”?
Ci ho rifletutto su questo e l’illuminazione è arrivata sabato sera a cena con le #fiorite, in occasione della nostra gita a Firenze!
Un cameriere molto giovane e molto gentile ci ha servito con il sorriso e in silenzio tutta la sera, non intervenendo mai nei nostri discorsi ma solerte se avevamo terminato l’acqua o manifestavamo qualche necessità.
Fino a che non ci ha sentito parlare di Lucio Corsi.
In quel momento non è riuscito a trattenersi e ha detto, con voce decisa e accento toscano: “doveva vincere lui. Io ho guardato Sanremo perché sono stato obbligato dalla mia ragazza, non conoscevo nessuno ma la sua canzone mi ha commosso”.
Un ragazzo di vent’anni che dice ad un gruppo di estranee che Lucio Corsi l’ha commosso.
Anche i nostri padri da giovani si commuovevano ascoltando un altro Lucio (pure se forse non lo avrebbero ammesso con tale naturalezza), un Lucio dallo stile originale:

E che si vestiva in un modo che adesso definiremmo genderless.

Ma quel Lucio a Sanremo mai sarebbe arrivato sul podio.
Ecco cosa è cambiato!
La rivoluzione dello stile maschile è conclamata e va celebrata.
E c’è di più: i giovani uomini non hanno alcuna intenzione di abdicare a nessuna delle loro possibilità, sperimentando con forme e colori a seconda dei loro desideri e del loro sentire.
Se vogliono si mettono “il completo da gangster” anni ’40 come Lauro, se lo desiderano si vestono invece così:

Spalle ampie e punto vita segnato? Una cosa non esclude l’altra.

Non è necessario abdicare a nulla, nemmeno allo stile “da uomo classico” che può essere mantenuto e allo stesso tempo rivisitato nelle fogge, nei colori e nelle intenzioni.

La camicia si può lasciare aperta, come nel look Emporio Armani indossato da Olly per l’ultima serata del Festival, e si può abbinare sia alla canotta a vista che ai pantaloni da smoking.

Il completo formale si può completare con dei “guantini in pizzo”.

O può diventare “tutto dorato”, come quello di Jovanotti sempre a Sanremo.

La giacca di ispirazione tradizionale si può mettere con il top corto.

O la si può adornare con una spilla rosa a forma di fiore.

“Non ho bisogno di mostrare potere e mascolinità con il mio abbigliamento, non ho bisogno nemmeno di esagerare con le provocazioni perché ho già maturato consapevolezza, ho solo bisogno di indossare me stesso e di unire tutte le parti di me.
Anche in rosa e pailettes, se questo corrisponde al mio più intimo sentire.”

Ecco cosa sembrano dire gli uomini.
Ho solo bisogno di indossare me stesso e di unire tutte le parti di me.
Un frase che gli uomini, finora, non avevano mai pronunciato. Perché la moda per loro è sempre stata espressione di qualcosa potenzialmente utile (ricchezza, potere, sicurezza, “giustezza”, anche contestazione) ma non della loro essenza.
Et voilà, ecco indossata la novità!

Uomini senza paura di mettersi a contatto con le proprie emozioni più profonde e che fanno ben sperare per il futuro.
Un futuro che, se non altro per ragioni anagrafiche, è rappresentato da Olly e non da Donald Trump (io ne sono convinta).
E le donne?
Mica adesso vorremo lasciare la moda in mano agli uomini?
Stiamo assistendo in queste settimane alle sfilate di moda femminile per l’Autunno Inverno 2025/2026 (sono appena terminati gli appuntamenti di Milano e sono iniziate le passerelle parigine) e sono molto curiosa di usare il mio sguardo da cool hunter per interpretare i messaggi che i vari look e le diverse proposte di stile ci lanceranno.
Sono sicura che verrà affermato, con ancora più forza, quello che stiamo comprendendo in questo percorso e cioè che le donne con la moda, uno strumento che conoscono molto bene, hanno voglia di divertirsi e anche di giocare.

Con spensieratezza ma anche con estrema sicurezza.
Mixando, senza paura, le ispirazioni, gli stili e gli accostamenti.

In un modo inedito e frutto di sapienza e conoscenza.

L’ideale per raccontare un desiderio di innovazione e novità!
Chi lo ha detto, per esempio, che le maniche devono per forza essere uguali al resto della giacca?

O che devono essere due, come succede di solito?

Ecco, la moda femminile di quel “di solito” sembra un po’ essersi stancata.
Così come sembra essersi stancata di “quello che va fatto” e pure del trovare la giusta etichetta da appiccicarsi.
“Devo scegliere tra pantaloni corti e pantaloni lunghi? Ma chi lo ha detto?”

“Io voglio mettere tutto quello che mi si accorda senza domandarmi se è giusto o se è sbagliato”.

“Senza domandarmi se è perfetto, senza domandarmi se sono perfetta!”
Ecco ciò che la moda ha già decretato (come abbiamo scoperto in questo percorso) e che, io ne sono convinta, continuerà a suggerire. Intercettando, così, una necessità femminile forte e radicata.
Ha confermato questo mio pensiero PRADA che ha da poco presentato sulla passerella della sfilata milanese, Autunno Inverno 2025/2026, delle modelle pettinate così:

Donne con i capelli un po’ scomposti, un po’ incompiuti, un po’ incasinati: insomma come noi alla mattina.
Donne che non hanno bisogno di appellarsi, nemmeno al maschile, per ottenere credibilità.
Ma che non si sentono “il sesso debole” se ricevono un baciamano.

Donne che non devono per forza etichettarsi come madri, mogli, guerriere…ma che possono presentarsi con l’autenticità di chi non deve nulla a nessuno, facendo dell’abbraccio alla propria fragilità un motivo di forza.
Fiere di essere uniche.
(Come ho scritto nelle nostre newsletter “private” alle partecipanti al Gruppo Margherita -ma anche qui -, quanto mi è piaciuta Bianca Balti a Sanremo, intenzionata a mostrarsi in tutte le sue caratteristiche e sfumature. Con il fermo e semplice desiderio di indossare sé stessa e non la sua malattia.)
Donne che possono scegliere di essere quello che sono, anche imperfette, sicuramente libere.
Ti piacerebbe continuare e approfondire questo tipo di discorsi?
Ti piacerebbe imparare a leggere le tendenze e confrontarti, a riguardo, con me e altri aspiranti cool hunter?
Inizia la nuova stagione di questo corso.
Prenderemo in esame le sfilate moda e molto molto altro.
Identificheremo insieme dove sta andando la moda di oggi e cosa aspettarci dalla moda di domani.
Faremo esercizi di tendenze anche dentro al tuo armadio e capiremo come coniugare “quello che ci dice la moda” con “quello che la moda che indossi dice di te”.
E sì parleremo di stile femminile ma pure di stile maschile.
Ti aspetto qui! Sarà un bel viaggio!
Tua,

Ps: se ti piacciono i miei articoli di approfondimento scrivimelo, è sempre un piacere dialogare con chi mi legge.

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