Oggi ti voglio parlare di lavoro e di immagine professionale e, per farlo, ti voglio raccontare sei storie.
In quale ti rivedi?
PAOLA
Paola ha avuto un invito di lavoro importante.
Finalmente è stata chiamata a parlare su quel palco, da anni desidera calcarlo. Convocata in qualità di esperta riguardo alla materia di cui si occupa da una vita: un obiettivo che si realizza.

Paola è una gran professionista, lei questo lo sa.
Ha studiato, si è preparata, ha fatto esperienza. È giusto che sia diventata un riferimento nel suo settore.
Saprebbe benissimo cosa dire all’evento, ha persino già chiara la scaletta del suo possibile intervento.
Eppure, subito dopo aver letto la mail con l’invito, ha pensato: “no io non ce la posso fare!”.
Come mai questa reazione?
Perché Paola non sa come vestirsi.
Si è sentita a disagio e ha pensato di poter perdere questa occasione perché non ha idea di cosa indossare.
Ci saranno tantissime persone a quell’evento, verra trasmesso in streaming e sarà pure registrato, ci saranno video, la sua presentazione verrà mostrata sui social, lei verrà ripresa, fotografata…
Tutti gli occhi saranno puntati su di lei e sulla sua immagine, immagine che arriverà inevitabilmente prima delle sue parole.
“Che cavolo mi metto?”.
Paola apre il suo armadio e guarda dentro: ci sono tanti abiti e tanti accessori ma quali saranno quelli giusti? Quale combinazione la farà sembrare più credibile? Quale le starà meglio in foto e in video?
Con quali abiti e con quali accessori parlerà di lei a tutto tondo?
Soprattutto: quale immagine si accorderà con forza e coerenza a ciò che dirà?
“Potrei comprare qualcosa, ma cosa? Senza idee chiare finirei sicuramente per prendere un abbaglio, magari mi farei convincere dalla commessa e spenderei soldi per nulla. Mi è già successo in altre occasioni simili: acquistare qualcosa apposta, metterlo e poi sentirmi fuori luogo e “sbagliata”: diversa da me e da quella che potrei essere.
“E poi, come mi pettino, come mi trucco? Oh mamma: e le scarpe…che scarpe scelgo? Con i tacchi mi sento più fiera ma se poi mi inciampo e cado davanti a tutti?”
“Potrei indossare il completo dell’ultima volta, senza infamia e senza lode…ma che noia!”
“Mmmm…Forse dico che non vado! Anche se così perderei un’ ottima opportunità per affermarmi e per attestare il mio valore.”
“Se solo mi sentissi così solida, consapevole e confidente riguardo all’abbigliamento come mi sento rispetto alla mia competenza.”
“Se solo riuscissi a comunicare questa competenza attraverso il mio stile e a farlo con direzione, strategia e gioia insieme.”
“Sai cosa sarebbe meraviglioso? Trasmettere i miei valori e il mio punto di vista professionale con la mia immagine su quel palco, prima di aprire bocca. Affermando in anticipo il mio pensiero e la mia unicità, in un accordo melodioso quanto una musica.”
Sarà possibile?
MARTINA
Martina ogni mattina si alza e si dice: “devo fare più reel!”.
Ma come era bello quando Instagram era un posto di foto, di frasi e di parole che si potevano scrivere e da cui chi ti leggeva poteva farsi ispirare.
Adesso, invece, per avere qualche possibilità di essere notati, tocca fare i video, i video parlati, i video in cui ti si vede.
Martina non ha mai avuto problemi a mostrare la sua immagine sui social in foto ma i video sono un’altra cosa.
Un conto è la bella fotografia, statica e ben preparata…altro il reel che è peggio della “story” perché non è temporaneo ma dura per sempre.
E poi nei video ci si muove, non si può fare quella posa (di cui Martina è grande esperta) che slancia le gambe e snellisce il punto vita.
In video è come se si notassero di più le imperfezioni, si vedessero tutti i difetti, si amplificasse quello che, secondo Martina, non va della sua immagine.
Filtrarsi e piallarsi la faccia? Non è un’opzione che Martina considera. Le vengono in mente quelle influencer che, quando le incontri dal vivo, sembrano persone diverse perché non possono portarsi i filtri del telefono in borsetta. Non sarebbe una pratica sana né per lei né che per chi la segue sui social.
Mostrarsi per quello che è? Ci ha provato ma la sua immagine, quelle volte che si è ripresa e ha pubblicato, le è parsa poco autentica e manchevole in coerenza, naturalezza ed armonia.
Infine vogliamo parlare dello stile?
C’è sempre qualcosa che non funziona con il suo abbigliamento, come non ci fosse una linea coerente con la sua personalità e professionalità.
Martina sa che la sua immagine attuale non è memorabile e nemmeno incisiva e sa anche che questo non aiuta “le views e l’engagement”.
E, dunque, rimanda e si sente stupida nel farlo perché che cavolo ci vuole ad accendere una video-camera e a dire qualcosa.
Guarda con invidia a chi si propone liberamente in video e senza farsi tutte le sue paranoie (e magari senza nemmeno avere nulla di interessante da dire).
Martina sente di stare perdendo del tempo e delle occasioni.
Se solo si sentisse sicura di cosa mettersi e di come sistemarsi, forse si sentirebbe più confidente anche nel presentarsi in video esponendo quelle idee e quei contenuti a cui tiene ma che, a volte, non sa come esprimere.
Ecco: se riuscisse a focalizzare le sue parole potrebbe dirle e anche vestirle, sarebbe magnifico!
“Ok ci pensiamo domani” si dice…e intanto le visualizzazioni calano.
CARLOTTA
Carlotta domani ha un colloquio di lavoro.
È un colloquio a cui tiene molto e per una posizione che le piacerebbe tanto.
Carlotta sente che sarebbe la persona perfetta per quel ruolo. Ha tutte le competenze e l’esperienza giusta.
Spesso “la sindrome dell’impostore” la assale ma vuole essere positiva e fiduciosa questa volta.
Ha solo un dilemma: come vestirsi?
Si ricorda di cosa è successo l’ultima volta che le si era presentata un’occasione simile.
Carlotta si era trovata in dubbio su cosa mettersi, fino ad un secondo prima di indossare davvero qualcosa.
Aveva passato i giorni precedenti a fare prove di look, aveva persino fatto acquisti ma nulla la convinceva davvero.
Complice anche il suo fisico che, dopo i 40, è cambiato.
Come aveva scelto di vestirsi alla fine? Aveva optato per una delle combinazioni più confort presenti nel suo armadio: un outfit un po’ anonimo e che lei ritiene abbastanza professionale.
E poi era successo.
Mentre aspettava in sala d’attesa l’aveva notata: una donna che, chiaramente, era lì per il suo stesso motivo.

Le era sembrata più bella, meglio vestita…i suoi colori erano luminosi, la foggia degli abiti le si addiceva e appariva sicura. Più sicura di lei senza dubbio, si era detta Carlotta.
“Come facevano le altre a riuscire nell’impresa di indossarsi così bene? Perché per lei era tanto difficile?” si chiedeva invariabilmente.
Cosa era successo, dunque, durante il suo ultimo colloquio di lavoro? Che per tutto l’appuntamento lei si era sentita a disagio per il suo look e, per questo motivo, era apparsa meno decisa e anche meno credibile.
Dal suo stile, la sua incertezza si era trasferita anche alle sue parole.
Non aveva ottenuto il lavoro ovviamente…forse il posto era andato a quell’altra donna in sala d’attesa.
Se solo Carlotta fosse riuscita a capire come evitare che la storia si ripetesse l’indomani.
Se solo avesse trovato il SUO stile da colloquio? Quello in grado di farla sentire decisa invece di impacciata.
Lo stile adatto a sbaragliare la sua insicurezza e ad accompagnarla a rendere fin da subito manifesti, sia agli altri che a lei stessa, i suoi talenti e meriti, “a colpi consapevoli” di colori, forme, dettagli e accessori.
Una speranza o un miraggio?
MARZIA
Marzia ama fare le cose con le mani. Il momento della sua giornata che più le piace è quando si siede al suo tavolo di lavoro e la luce del mattino inizia a filtrare dalle finestre del suo studio.

Marzia è una creativa, possiede un buon grado di costanza e una grande precisione.
Di quello che realizza Marzia è fiera e convinta, conosce il valore delle sue opere e del suo lavoro, sa quanto impegno ci mette e tiene molto all’attenzione che lei tributa ad ogni dettaglio e finitura (cosa non affatto scontata nel mondo dell’artigianato).
Marzia ha aperto i canali social con il fine di promuoversi. Certo ci sono i mercatini ma come privarsi della possibilità di arrivare, potenzialmente, a chiunque nel mondo?
Lei, poi, non è una semplice hobbista. Ha creato un suo marchio e desidera che tutti lo possano conoscere!
Così, con buona lena, ha fatto le foto alle sue creazioni e le ha pubblicate…ma manca qualcosa.
Manca il metterci la faccia.
“Vendono più le storie dei prodotti!”, quante volte Marzia si è indignata sentendo affermazioni come questa.
“Sul serio le persone preferiscono acquistare prodotti fatti male da chi sa raccontarli bene sui social, piuttosto che comprare cose di ottima qualità, ma senza la presentazione di coloro che li hanno creati? I prodotti parlano da soli!”
Però è vero: capita anche a lei con alcuni profili su Instagram. Trova interessante conoscere la storia della figura che c’è dietro allo schermo e se questa storia la colpisce positivamente e le suggerisce stima, le emozioni favorevoli si “trasferiscono” anche alle cose che questa persona propone che diventano, di conseguenza, più interessanti e con buone vibrazioni.
Un po’ come quando ti consiglia qualcosa un’amica: ti fidi di più rispetto al suggerimento di una completa estranea.
E poi si tratta anche di giustizia! I suoi prodotti meritano di essere conosciuti molto più della tanta fuffa che si trova in giro.
Ok Marzia ha deciso: vorrebbe provare a “metterci la faccia e l’immagine”. Ma come?
Ci ha già provato a farsi vedere online ma si sente sempre a disagio. Soprattutto non riesce a trovare il giusto bilanciamento tra “gli affari suoi” e la “vendita del prodotto”.
Potrebbe diventare la sua immagine uno strumento al servizio del suo brand?
Sarebbe magnifico riuscire a rappresentare una coesione di valori e ispirazioni visive tra lei e il suo marchio.
Se solo riuscisse a fare questo…
Ma Marzia non ha più pallida idea di come agire e, quindi, si ferma. E intanto tutto ciò che realizza perde chance di visibilità e di acquisto.
GIULIA
Giulia ha deciso: è tempo di rifare il suo sito web!
È felice, quasi entusiasta della sua scelta. Sa cosa vuole metterci dentro al sito, sa cosa vuole dire a chi atterrerà sulla sua piattaforma, alla ricerca di una professionista come lei.

Una professionista che lavora sul campo da tantissimi anni e che ha le idee ben chiare di come si debba fare il suo lavoro, oltre le mode del momento e andando nel concreto ad aiutare chi si rivolge a lei.
PROBLEMA: le immagini!
Anche solo qualche anno fa non era obbligatorio mettere la propria immagine sul sito, adesso sì.
Inoltre il lavoro di Giulia, in qualche modo, ha a che fare con la percezione di sé e del proprio corpo e, dunque, questo tema assume molte sfumature.
Se potesse Giulia scomparirebbe, eppure deve esserci.
Come vestirsi per le foto?
Un bel dilemma!
Nelle fotografie lei non si piace mai, se non in quelle che scatta suo marito: d’altronde lui la guarda con gli occhi dell’amore…
E poi lei si vestirebbe, ormai, solo in leggings: tanto sotto al camice non si notano!
Però lo sa, chi cerca la/il professionista a cui affidarsi, apprezza di poterla/lo vedere in faccia, prima di contattarla/o.
È una questione di pelle, anche a distanza, pure con un computer di mezzo.
Guardare negli occhi, pure se virtualmente, ispira fiducia e fa venire più voglia di affidarsi.
Giulia ha provato a farsi fare degli scatti dal compagno ma il risultato è stato deludente. Il suo viso era smunto, i vestiti che aveva scelto le sembravano banali, la sua postura appariva rigida…insomma Giulia aveva pensato: “io, se la vedessi su un sito, questa professionista non la sceglierei mai!”.
E poi quei capelli…”Qui potrei farmi aiutare prima di scattare, ma ogni volta che mi sono fatta truccare e fare la piega da un parrucchiere per qualche occasione importante, poi non mi riconoscevo. Io non voglio sembrare un’altra, i clienti mi devono riconoscere e scegliere per quella che sono. Non c’è cosa peggiore di formarsi una buona prima impressione su una base artefatta. Rischi di far partire malissimo il rapporto”.
“Desidero vestire me stessa, donna e professionista nelle immagini del sito. Mi piacerebbe indossare e trasmettere il mio valore. Vorrei farmi scegliere. Ma non so proprio come procedere, anche perché la me stessa che adesso indosso mi sembra spesso un po’ inadeguata.”
Se solo Giulia avesse una guida che le indicasse come trasmettere le sue parole professionali attraverso le percezioni espresse dalla sua immagine e dalle sue scelte di stile.
Un po’ come le ricette che lei propone ai suoi pazienti in cui i vari elementi si bilanciano e si accordano in virtù delle loro caratteristiche, creando un insieme benefico e “su misura”.
Sarebbe bello trovare uno stile che la rappresenta sia sul sito che nella vita di tutti i giorni.
Magari pure comodo…sarà possibile?
LAURA
Laura va al lavoro ogni giorno. Ogni giorno Laura va in crisi mentre si prepara per la sua giornata.
Tutte le mattine non sa come vestirsi e finisce che mette sempre le solite cose: quelle pratiche, quelle che passano inosservate il giusto, quelle che, in fondo, non la rappresentano e che, forse, nemmeno le piacciono.
Questo succede qualsiasi sia il tipo di appuntamento professionale che l’aspetta.

Scrivere report alla scrivania, andare in riunione con la capa, presentarsi in fiera, lavorare da casa e fare mille call…fino ad occasioni speciali come la cena aziendale…ecco non c’è situazione che non la metta in crisi dal punto di vista dello stile.
E il suo lavoro ne risente.
Sì Laura ne ha la percezione netta: se fosse più confidente della sua immagine riuscirebbe anche a porsi in modo migliore e maggiormente determinato.
Magari si sentirebbe forte abbastanza per chiedere quell’aumento.
A volte si immagina entrare in ufficio, con passo spavaldo, pronta a reclamare quello che le spetta di diritto dopo tanti anni di onorato servizio, ma, mentre si visualizza, lo sguardo le cade su quel maglioncino azzurrino e su quei pantaloni neri (ne ha circa 200 in armadio tutti uguali) che mette sempre e si dice da sola: “ma dove vuoi andare?”.
Così desiste.
Laura passa dalle giornate in cui si guarda e non si piace, ad altre in cui, per darsi un tono, si mette il tailleur pantalone che un tempo era la sua divisa professionale (e senza il quale le sembrava di non poter essere presa sul serio), ad altre ancora (rare) in cui prova a portare in ufficio qualcuno dei capi e degli accessori che più ama nel suo guardaroba ma, anche in quelle occasioni, qualcosa non funziona.
Soprattutto Laura si sente a disagio per i commenti che non tardano ad arrivare da parte dei colleghi e delle colleghe.
Commenti che passano da “come stai bene oggi!” (parole che la mettono comunque in difficoltà) a “che coraggio hai avuto ad indossare una collana in quel colore!”.
Possibile che non ci sia una soluzione per vestire la sua professionalità ogni giorno e per farlo con naturalezza, fierezza e anche un po’ di divertimento?
Se solo Laura sapesse come fare, magari smetterebbe di andare in ansia ogni mattina.
Ti rivedi in una di queste storie?
La risposta è sì? Allora ti chiedo:
- Possono le preoccupazioni per la tua immagine farti perdere delle opportunità di lavoro?
- Può la tua immagine diventare un ostacolo ai tuoi obiettivi di lavoro?
E se ti dicessi che basterebbe pochissimo?
Se Paola, per esempio, sapesse quali capi e quali accessori si intonano esattamente al messaggio che vuole trasmettere su quel palco?
Paola è consapevole delle cose che vuole dire, sa quali concetti vuole trasmettere e conosce l’approccio con cui vuole farlo; è anche conscia dell’unicità del suo metodo di lavoro.
Non sarebbe fonte di sicurezza e fiducia indossare i suoi valori professionali, in un accordo tra abbigliamento, cervello e voce?
La donna potrebbe, per esempio, optare per una gonna dalla foggia morbida e strutturata allo stesso tempo che “suoni” come il suo “tono di voce” e il suo stile comunicativo, abbinata ad una camicia dotata di un fiocco importante (un tipo di dettaglio simbolo negli anni ’80, insieme ai foulard come spiego qui, del power dressing femminile) e colorata di un giallo intenso a suggerire, fin dai primi secondi della sua apparizione sul palco, quella capacità che Paola sempre conserva di guardare le cose da un’altra prospettiva, proponendo soluzioni inaspettate ma efficaci.
Oltre al giallo, Paola potrebbe vestire un equilibrato blu e un elevato bianco, in una combinazione in grado di accompagnare chi ci guarda a fare un salto di qualità nell’ascolto attivo dei concetti che stiamo proponendo.
Immancabile un blazer: il capo con cui Paola si sente sempre a posto e che le conferisce autorevolezza.
Ai piedi un paio di scarpe solide, comode ma raffinate: di sicuro, indossandole, non inciamperebbe.
Accessori coordinati per suggerire armonia, precisione e attenzione ad ogni dettaglio. E, al polso, al posto di un bracciale, Paola potrebbe sfoggiare un orologio. L’elemento di stile giusto per spiegare che lei non perde mai il senso e il valore del tempo, rendendo anche manifesto il suo piglio propositivo.
Et voilà!

E se Martina riuscisse a creare una serie di “DIVISE”, per fare i suoi video con colori, fogge e stili che parlano proprio di lei e che superano ogni imperfezione, in virtù della loro sinfonia?
“Divise” studiate e, allo stesso tempo, autentiche perché corrispondenti alle caratteristiche di Martina.
Una sinfonia che suoni la melodia e la professionalità di Martina e che diventi la “base” ideale su cui appoggiare (e anche sorreggere) i suoi contenuti.
E se Carlotta trovasse il SUO look da colloquio? Il tipo di outfit con cui presentarsi e attraverso cui parlare, ancora prima di aprire bocca?
Decisa e splendente come merita e come le spetta.
Un outfit composto da abiti e da accessori capaci di fare da risonanza alle parole e alla professionalità di Carlotta, infondendo al suo aspetto ma anche alla sua dimensione lavorativa uno spessore di cura e attenzione.
E se Marzia identificasse esattamente lo stile di abbigliamento con cui rappresentare visivamente il suo brand e che faccia da contraltare e portavoce alle sue creazioni. Rendendo sé stessa un “amplificatore” di quello che fa e non viceversa?
Marzia potrebbe, per esempio, richiamare con il suo abbigliamento i suoi oggetti e le diverse tipologie e “collezioni” che crea e idea, riuscendo a farlo nei colori, nelle forme e nelle intenzioni.
Tipo così:

E se Giulia capisse esattamente come presentarsi nelle foto e trovasse gli elementi di stile e abbigliamento in grado di intonarsi ai testi del suo sito?
Tra cui le sfumature cromatiche che più trasmettono le sue qualità professionali, sfumature che potrebbero trovarsi nel suo sito e che lei potrebbe indossare per una maggiore coerenza visiva.

E se Giulia identificasse anche quali capi si intonano a lei e sono in pendant con il suo messaggio come professionista, così da rinforzarlo con ancora maggiore definizione? Per esempio quella camicia ereditata dalla nonna che lei ama particolarmente: si accorderebbe in modo molto interessante alla parte di testi in cui la donna consiglia di guardare al passato e alla tradizione per imparare a mangiare meglio.
E se Laura trovasse finalmente la quadra tra il maglioncino azzurro e la collana colorata?
Due lati di lei che possono coesistere con consapevolezza e che possono accompagnarla ad affermare la sua competenza e anche i suoi desideri lavorativi, attraverso le sue scelte di stile.
Suggerendo sia determinazione che precisione: un’immagine dove ogni dettaglio è curato e soprattutto scelto con attenzione e auto-determinazione (proprio le caratteristiche che è necessario “far uscire” per chiedere l’aumento).

Inoltre Laura potrebbe imparare a pianificare i suoi look in anticipo, così da mettere insieme e indossare tutte le sue sfaccettature professionali (e non solo) con strategia e intenzione.

Pronta per ogni situazione!
IMPARIAMO A FARE TUTTE QUESTE COSE!
Hai voglia di far fiorire il tuo stile professionale?
Sei pronta a far fiorire la tua immagine al lavoro?
Facciamolo insieme!
Qui.
COSA FAREMO?
Metteremo le basi per vestire la tua professionalità!
Identificheremo come rendere la tua immagine e il tuo stile degli strumenti utili al tuo percorso di lavoro.
Ti insegnerò come usare le diverse leve della comunicazione per vestire chi sei e chi vuoi essere, nei tuoi vari contesti lavorativi.
Pianificheremo tutta una serie di azioni per avere le idee chiare su come indossare i tuoi desideri professionali.
Hai studiato, ti sei preparata, sei una professionista in gamba: è tempo di imparare a rendere la tua immagine uno strumento per affermarti e parlare di te.
Il tuo stile può collaborare alla tua fioritura nel lavoro!
ECCO COSA HO PENSATO!
Sarà un viaggio che faremo insieme a Giugno!
Durante il percorso ci incontreremo, dal vivo e online, in due lezioni di 3,5 ore (per un totale di 7 ore) dedicate al rapporto tra immagine, lavoro e personal brand con esempi concreti, spiegazioni e indicazioni pratiche.
Lezioni che saranno registrate e che potrai vedere e rivedere, anche se non riuscirai a partecipare fisicamente agli incontri.
In ogni caso la protagonista di tutto il percorso sarai sempre TU!
Tu che, durante tutta la durata del percorso, potrai mandarmi domande, immagini e look per verifica, analisi e commento.
Io sarò sempre pronta a risponderti e a darti suggerimenti che potrai mettere in pratica nella tua vita lavorativa quotidiana.
In più, durante il nostro viaggio, ti arriveranno dei documenti esplicativi da cui potrai trarre ispirazione e che potrai conservare e leggere (e rileggere) ogni volta che vorrai.
Preparerò per te anche dei “compiti”, al fine di accompagnarti a focalizzare meglio. Così ti sarà più facile metterti alla prova ed entrare in azione.
I miei percorsi, infatti, non sono mai solo teorici ma c’è sempre una buona quota di pratica. Non ha alcun senso che i concetti rimangano sterili informazioni: è necessario capire come agire nel concreto giorno dopo giorno, identificando come realizzare dei look intonati e fare delle scelte luminose.
Solo in questo modo la formazione è davvero utile.
PERCHÈ LO FAREMO?
Non può più succedere che la tua immagine diventi un limite per i tuoi desideri sia personali che professionali.
Anche perché con tutto l’impegno che ci metti (potremmo dire “il mazzo che ti fai”) vuoi davvero che la fatidica domanda “non so cosa mettermi” e/o i tuoi dubbi su immagine e stile diventino motivo di ansia e un impedimento alla tua crescita professionale?
E se invece fosse il contrario?
Se fosse la tua immagine a farti sentire più forte?
E se la tua immagine e il tuo stile ti aiutassero a farti scegliere esattamente per la professionista che sei, accompagnandoti a svelare il tuo valore con coerenza e fin dalla prima impressione?
Il tuo stile può diventare una leva di business e può risuonare con la tua professionalità in un accordo melodioso e portatore di unicità.
Lavoriamoci adesso per arrivare pronte a Settembre!
Eh sì c’è un motivo per cui ti sto proponendo questo viaggio proprio adesso: è il momento giusto per iniziare a ragionare sul tuo stile al lavoro, così da poter indossare con fierezza la tua fioritura professionale già in Autunno.
OCCASIONE DA NON PERDERE
Udite udite: compresa nel percorso ci sarà anche una call privata con me di un’ora!
Un incontro che praticamente vale tutto il prezzo dell’intero percorso: un’occasione davvero unica.
SE NON ORA, QUANDO?
Il motivo per cui ho pensato un percorso così strutturato è che desidero accompagnarti nel tuo futuro con concretezza.
Offrendoti l’opportunità di metterti al centro e di pensare a te e ai tuoi obiettivi. Te lo meriti!
Non ha alcun senso che tu ti metta sempre all’ultimo posto, specialmente quando si tratta della tua evoluzione professionale.
Ecco perché ho scelto di proporti questo percorso ad un prezzo super conveniente e pure rateizzabile (senza costi aggiuntivi).
Desidero essere parte attiva del tuo percorso di crescita personale e professionale.
Io faccio il tifo per te e ti sostengo!
E voglio fare in modo che tu ti senta il più tranquilla possibile nel dedicarti del tempo e dello spazio.
Attenzione, però, perché si tratta di un’offerta limitata!
Leggi tutto qui!
Ti aspetto per lavorare insieme su di te e sul tuo stile al lavoro!
Sarebbe una vera gioia e un grande onore.
In ogni caso dimmi: in quale storia ti sei rivista?
Scrivimelo: sarebbe molto interessante per me saperlo. Perché al centro del mio lavoro ci sei tu e ci tengo davvero tanto a conoscerti meglio.
Tua,



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